CARCERE TERNI Sostegno alla genitorialità

CARCERE TERNI

Sostegno alla genitorialità

GENITORE COMUNQUE
gruppi di parola con i detenuti dell’Alta Sicurezza della Casa Circondariale di Terni

Partendo da un ‘obiettivo iniziale quale quello di proteggere gli spazi dedicati ai colloqui nonostante il contesto “controllato”, sostenendo la possibilità di mantenere un’intimità familiare e un’onestà relazionale e una capacità genitoriale nei confronti dei figli nella presenza e nella distanza, siamo arrivati a toccare molti altri temi importanti ed urgenti:

• L’identità di genitore e l’identità di detenuto si contraddicono a vicenda nell’immaginario comune: colui che è punito, separato dagli altri, controllato, monitorato e giudicato è nell’immaginario di tutti “il bambino”, colui che non sa fare bene, che deve essere corretto ed educato. Come può questo adulto-bambino fare da genitore? come può a sua volta controllare, guidare, educare, punire o premiare un figlio? è difficile sentirsi autorizzare a fare l’adulto se ci si sente bambini.

• L’enorme difficoltà nel recuperare ricordi o sensazioni, ruoli e passaggi evolutivi, come se il qui ed ora avessero cancellato il prima e il dopo. Lo “spazio/tempo” diventa limite e fonte di frustrazione e contribuisce a rendere difficile ogni esperienza di continuità

• “come mi vede mio figlio?”… come mi vede fisicamente, come mi vede cambiare, come mi immagina quando non ci sono, come mi vede relazionarmi con gli altri durante i colloqui, come mi vede relazionarmi con sua madre…Non dare per scontato l’immaginario dei propri figli è importante per stabilire una relazione di contatto reale e non basata su stereotipi e condizionamenti, sapere che i proprio figli osservano un genitore e sulla base di quello che osservano decidono se confermare o smentire un immaginario precedente , lascia aperta la possibilità di cambiare per loro, di dimostrare che ci sono movimenti dinamici che cambiano la persona, dentro e fuori.

• I figli dei detenuti devono decidere, nel presente, se assolvere o condannare, il loro genitore che, dicono, ha commesso un reato di cui loro, a volte, non comprendono il significato, l’entità, l’importanza e la gravità. Assolvere il genitore può significare aderire alla condotta di questo, riproporla in seguito forse ma proteggere il legame… Condannarlo significa darsi la possibilità di non riproporre comportamenti a rischio ma accettare che il proprio genitore non è una base sicura: Una scelta difficile per un bambino… una decisione difficile da accettare e una responsabilità pesante per un genitore che sa di delegare questa responsabilità decisionale al proprio figlio.
Accompagnare questi genitori a comprendere questa responsabilità è stato l’obiettivo non esplicito ma basilare di questo progetto.